La mia paura a distanza

Contributo di Daniel Degli Esposti

Memorie della vita nei giorni del sisma raccontate da Daniel Degli Esposti il 23 ottobre 2016, oltre quattro anni dopo il terremoto del maggio 2012.

Sento il letto che trema. Apro un occhio, ma la macchia verde della radiosveglia è troppo confusa per dirmi che ore sono. Non sarò mica rimasto qui? Mamma mia, proprio oggi mi devo alzare alle sei! Mi sveglio del tutto. Anche la macchia prende una forma definita. 04:05. Maledetto sogno! Eppure… quel letto non smette di scossare… Accendo la luce e il ventilatore si muove come se fosse acceso a velocità “max”. Macchè, non è mai andato così forte. Il terremoto! Mamma mi sente, ma quasi nel sonno: “Ormai è andata – dice – dormi pure”. Papà si alza e va in cucina per trovare il primo lampadario penzolante. Ruota. Gira. Il terremoto! Ho sempre avuto una paura boia delle scosse. Sempre. Da piccolo ho visto al telegiornale le volte della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi crollare dentro la chiesa. Ci sono rimasto. Anche qua? Ma non siamo sempre stati tranquilli? In effetti, però, ha smesso. E io domattina, che poi sarebbe oggi, mi alzo alle sei e ho davanti dodici ore con le piccole belve. Al coperto, per di più, perché piove. Lascia che sia, resto qui a letto… Ma non dormo più; come faccio? Accenderei la TV, ma ho paura che mi venga paura. Le sei non arrivano più, quindi anticipo la sveglia. Colazione e telecomando: un gesto meccanico. TERREMOTO IN EMILIA: MAGNITUDO 5.9 EPICENTRO A FINALE EMILIA. Lontano… Penso subito che ha tirato davvero forte per sentirla fino a Vignola: chissà se i ruderi della stazione sono ancora in piedi! Quindi? Come facciamo? Qualcuno ha già detto che ci saranno scosse di assestamento, altri parlano di sciame sismico. E noi? Ce ne andiamo a giocare tutto il giorno in mezzo a questo casino? Ha ancora senso fare il Basket Day? Meglio non pensarci? Per i bambini sì, di sicuro, anche se io non ci sarei mai riuscito… Proviamoci… però ci sarà un modo per tenerlo d’occhio, questo maledetto terremoto. Vengo a conoscere l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: INGV sarà la prima, seconda, terza e quarta app più utilizzata sul mio smartphone per tutto il giorno. E il bello è che lunedì c’è pure un esame… Ed è pure il penultimo, perché l’ultimo è due giorni dopo. Com’è andarci senza aver dormito? Com’è farlo nel seminterrato di Strada Maggiore, con gli autobus che passano sul selciato e fanno tremare tutto? Ogni volta sento vibrare qualcosa dentro: ho bisogno di pensare per mandare via l’incubo. Di pensare che mi è andata alla grande: nessun danno, nessun ostacolo, tutto liscio. “Mi ha detto bene” anche stavolta, ma… se si spostasse? Ok, sono morti solo in 7, tutto sommato sembra che abbiamo tenuto, ma quanta gente c’è fuori di casa? Passerà… passano gli esami, passano le scosse… passa tutto. Sì, ma il 29? Chi se lo aspettava, di nuovo? Io, praticamente, vivo al fuso orario di Lisbona: a letto alle 3, sveglia alle 10. Lavoro meglio durante la notte, c’è poco da fare… Allora il 29 la scossa delle nove mi sveglia, un’altra volta: ma non tremo neanche troppo, boh… Paura sì, ma non mi sembra neanche tremenda. Certo: basta non andare in centro storico. Basta non essere là fra mezzogiorno e l’una. La TV racconta il disastro del mattino: il biomedicale mirandolese è in ginocchio, stavolta i morti ci sono eccome… e tutto d’un tratto il tavolo si mette a tremare come se fosse il manico di un martello pneumatico. Vibra tutto. Tutto quanto. Urlo, spalanco la porta d’ingresso, mi caccio sotto lo stipite e inveisco contro mamma e nonna. Perché non andate sotto qualcosa? Ferme lì, così, adesso? Volete che vi salti in testa tutto? Non sentite come trema? Bassa o alta, adesso si sente ancora più forte? A un certo punto non resisto più e scendo in strada. La gente è tanta, dicono che le scosse partono dalla zona di Medolla, ma porco boia se si sentono anche qui! Oggi niente allenamento: meglio fare basta, davvero. Anche il prete ha deciso di chiudere la palestra: meglio fermarsi prima che salti giù come altri edifici prefabbricati simili… Sento anche gente da scuola: l’anno finisce prima. Tra la neve e il terremoto non arrivano neanche a duecento giorni. Ma cosa facciamo adesso? Ammiro un sacco i tanti che partono per dare una mano… che hanno il coraggio di partire… Ho una tesi da scrivere, ma quello è il meno… c’è che ho ancora troppa strizza… anche in casa c’è tanta paura… La nonna, in quella casa vecchia… come si fa? Mandiamo su almeno qualcosa da mangiare… compriamo i biglietti per gli eventi… le magliette, insomma, qualcosa che gli dia un minimo di mano… Non ho mai più sentito lo stomaco attorcigliarsi così.
Via della Pace, Vignola, MO, Italia
Via della Pace, Vignola, MO, Italia



Galleria fotografica

  • Il Basket Day della Scuola Pallacanestro Vignola, che si è svolto domenica 20 maggio 2012.